Piazza della Repubblica

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Le piazze del centro antico di Campiglia:
Nascita e sviluppo di due spazi urbani

Le due piazze principali all'interno del centro storico di Campiglia - Piazza della Repubblica e Piazza del Mercato - sono piazze progettate e volute dalla cittadinanza e dall'amministrazione comunale nei secoli scorsi.
La necessità di spazi aperti all'interno del tessuto urbano nasce intorno alla metà del XVI secolo e si riaffaccia successivamente fino all'inizio del XX secolo quando le due piazze acquistano l'attuale fisionomia.
Queste piazze hanno una storia interessante e diversa da quella che caratterizza tante piazze di altri centri che, come Campiglia, hanno impianto medievale. Non si tratta infatti di piazze medievali, né rappresentano l’espressione urbana del potere politico o religioso; il Palazzo Pretorio e la chiesa parrocchiale di San Lorenzo si trovano rispettivamente più a monte e più a valle, lungo l’asse viario Porta a Rivellino – Porta S. Antonio.
Già Isidoro Falchi nei suoi "Trattenimenti"  fa riferimento all’origine cinquecentesca della piazza ed al suo ampliamento ottocentesco, senza però soffermarsi sui particolari e riportando unicamente la data del 1560. Ma è già un buon indizio infatti è stato relativamente semplice reperire nell’archivio storico comunale di la documentazione necessaria per lo studio della piazza oggi chiamata della Repubblica.

Piazza della Repubblica

Proprio la data 1560 indicata dal Falchi ha costituito la prima indicazione da cui ha mosso la ricerca in archivio ed è stato possibile verificare l’esattezza della notizia consultando il registro delle delibere della comunità dal 1550 al 1630 ca., dove alla carta 116 v. (Foto 1 e 2) si legge a margine di piazza “PIAZZA DA FARSI”. “In consiglio Ser Giandimaria Sassetti disse et consigliò di comprare case e botteghe da demolire per trasformare la via in piazza e fare sulla piazza anche una fonte o citerna a beneficio pubblico e privato”.
Mancano indicazioni topografiche specifiche, si può ad ogni modo ben identificare questa piazza con quella detta "Principale" nella prima metà del secolo scorso, essendo l’unica del paese.  Le case demolite dovevano essere pisane come la maggior parte degli edifici in quella zona, caratterizzati dalla struttura in bella pietra calcarea tagliata.
Per tre secoli i campigliesi sembrano paghi della piazzetta cinquecentesca, fino a quando cioè, nella seduta del 24 marzo 1836 la comunità commissiona all’ingegnere di Circondario Bordoni il progetto di ingrandimento della Piazza Principale, in seguito alla istanza di un gruppo di cittadini di Campiglia. (Foto 3 - Campiglia in una mappa catastale del 1821).
Il progetto Bordoni è il più essenziale tra quelli che verranno presentati successivamente, e sarà accantonato quando la carica di Ingegnere di Circondario passerà all’ing. Rinaldo Fossi. Nella relazione dell’ingegner Bordoni è raccomandato l’uso del “sasso della pietra arenaria della Cava delle Conce”.
Dalle delibere della comunità sembra che il progetto Bordoni venga approvato il 28 gennaio 1837 dal Gonfaloniere e Priori, per esser poi sottoposto all’autorità granducale.
L'ampliamento della piazza prevede ovviamente alcune demolizioni. Il 13 settembre 1837 si convocano i proprietari delle case da demolire: Luigi Mari e Carlo Boldrini. I lavori sono già in ritardo sul previsto ed è urgente trovare un accordo. Il 29 dicembre si nomina il perito per la stima delle fabbriche da demolire.
Il 24 Luglio 1838 l’ing. Rinaldo Fossi che nel frattempo aveva sostituito il Bordoni nella carica di ingegnere di Circondario, firma un secondo progetto per l’ingrandimento della piazza. Il progetto Fossi si articola in tre tavole.
Il Fossi documenta la demolizione della casa Boldrini e l’integrazione della facciata della casa Mari, unita in un tratto a quella Boldrini; propone il risanamento dell’arco Poli “attualmente lurido e indecente sarà sistemato senza la servitù del proprietario”, detta le condizioni per i pietrami e per la loro messa in opera. Può apparire curioso il fatto che il Fossi consigli la cavatura di marmi nei possessi del Sig. Givan Battista Orzalesi senza specificare se in quel punto  preciso il materiale sia di qualità più pregiata.
Comunque anche il progetto Fossi rimane sulla carta perché nel 1839 l’ing. Fossi è sostituito dall'ing. Sanminiatelli, al quale il consiglio dei rappresentanti della comunità sottopone il progetto precedente che subisce una modifica per la parte concernete il muretto sulla via della chiesa, che il Fossi aveva progettato con scala centrale. Il 28 dicembre 1839 l’ing. Sanminiatelli “sottopone alla considerazione delle Signorie Illustrissime il rapporto corredato dai disegni per i quali progetta una modificazione al progetto del suo antecessore in impiego”.
Questa volta il progetto riesce a diventare realtà e a tutt’oggi la piazza è quella concepita dal Sanminiatelli, esclusa la parte alzata della cisterna che rimase sulla carta.
 Probabilmente l'idea venne scartata per l’eccessiva monumentalità. Il disegno era certamente interessante, ma una fontana in forma di obelisco in marmo scolpito al centro delle facciate non era considerata meno retorica del parapetto monumentale progettato dal Fossi, e che aveva costituito il motivo della revisione del progetto. Il parapetto progettato dal Fossi fu scartato appunto perché parve troppo altisonante per il contesto in cui avrebbe dovuto inserirsi.

 

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