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Il complesso monumentale della Rocca di Campiglia, dopo un accurato e rispettoso restauro è stato inaugurato e aperto il 7 giugno 2008.
La rocca occupa un’area semicircolare sulla collina più alta di Campiglia a quota 281 m s.l.m., comprende l’edificio del cassero o dongione, l’antica cisterna, l’imponente parete merlata con bifora dell’edificio gentilizio (sec. XI – XV) e l’acquedotto degli anni ’30 del XX secolo. Gli edifici ospitano il museo dei reperti della rocca, e quello della storia del borgo medievale di Campiglia dove a tutt’oggi sono evidenti le strutture delle case torri pisane. Gli edifici sono al centro di un parco delimitato dalle mura di cinta della Rocca punteggiate da bastioni. Con l'obiettivo di ricostruire la vita antica vita della comunità, sono stati collocati nel cassero i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi della Rocca appartenuta alla famiglia della Gherardesca. Tra questi reperti si segnalano una corazzina quasi integra, un elmo e una piccola collezione di armi. L'esposizione è corredata da pannelli didattici. Il parco della Rocca è visitabile gratuitamente tutti i giorni dell'anno dalla mattina al tramonto. L'ingresso può essere riservato in caso di eventi a pagamento o a numero chiuso.
Uno degli edifici più significativi del Comune di Campiglia Marittima è il Palazzo Pretorio. D’origine duecentesca, quest'antica dimora del Capitano di Giustizia, è stata diverse volte modificata durante i secoli. Uno dei segni più interessanti che la storia ha lasciato su questa struttura, sono gli stemmi che i potestà, ( i rettori che Firenze inviò tra i secoli XV e XVII presso questo capitanato) fecero inserire sulla facciata principale, probabilmente per cancellare i preesistenti, appartenenti al precedente governo pisano durato fino al 1406.
Il Palazzo Pretorio sovrasta in altezza gli edifici grazie ad una robusta torre dell'orologio completata da una bella campana.
Attualmente, l'edificio, dopo un accurato e rispettoso restauro, ospita l'Archivio Storico, la Biblioteca dei Ragazzi "Il palazzo dei Racconti", il Museo Carlo Guarnieri
Il palazzo da alcuni anni è sede della Sala dei Matrimoni e delle Unioni civili, parte integrante del Museo Guarnieri del quale ospita alcune grandi tele del pittore -xilogfrafo.
L’esposizione, allestita nel Palazzo Pretorio, si articola in cinque sale e comprende 61 opere di cui 36 xilografie e le relative matrici, 7 studi e disegni e 18 dipinti. Si tratta di un patrimonio importante che spazia per tutto l’arco creativo dell’artista che da ragazzo fino agli ultimi giorni di vita lavorò con immutata passione e trasporto.
Biografia sintetica di Carlo Guarnieri
Carlo Guarnieri 1892-1988, nasce a Campiglia Marittima (Livorno) il 23 ottobre del 1982. Allievo dapprima di Egisto Ciappacasse, artista pisano, frequenta dal 1906 al 1915 il Regio Istituto di Belle Arti di Firenze, dove si laurea nel 1915. In quel periodo il suo maestro fu Adolfo De Carolis
del quale divenne allievo prediletto. Come Incisore fece parte del primo Gruppo per la rinascita
della xilografia in Italia e partecipò alla «Esposizione Italiana della xilografia a Levanto» nel 1912. Sempre con De Carolis conobbe D’Annunzio. La sua attività non si limitava alla grafica; come pittore, dopo la prima mostra a Firenze nel 1907, fu invitato nel 1914 alla XI Esposizione
Internazionale d’Arte di Venezia. Dovette lasciare Firenze per la grande guerra, durante la
quale fu decorato con tre medaglie al merito. Nel 1921 venne invitato alla I ° Biennale Romana e fu presente anche alle successive degli anni 1923-25. Nel 1923 si trasferì a Torino nello studio di Tovez, qui trovò un grande amico in Felice Carena. Nel 1927 divenne socio ad honorem dell “Associazione pittori e scultori” di Madrid. Chiusa la parentesi torinese si trasferì a Roma dove lavorò molti anni a fianco di amici come Sartorio, Selva, Marinetti, Arturo Martini ecc. Dopo
la seconda guerra ritornò alla natia toscana dove la dolcezza del paesaggio e la fiera semplicità della gente lo ha sempre affascinato. In tanti anni di seria attività, numerosi sono stati e continuano
ad essere i riconoscimenti da parte della critica e della stampa. Ha esposto in numerose città: Roma, Milano, Venezia, Firenze, Parigi, Londra, Tokio, Madrid, Bruxelles. Sue opere si trovano presso importanti collezioni italiane e straniere.
La pieve del XII secolo ha un impianto romanico ad una navata con abside e transetto. Si trova sulla collina del cimitero, poco fuori dal centro storico. La costruzione in pietra calcarea grigia realizzata con blocchi regolari è valorizzata da fregi e bassorilievi su pietra bianca, e dai portali sovrastati da archi bicromi ricorrenti negli edifici sacri e civili dell'epoca (ne sono testimonianza gli stessi archi del Palazzo Pretorio).
Notizie Storiche
La Pieve di S. Giovanni fu costruita intorno al 1173 su un colle prospiciente Campiglia. Posta all’esterno delle mura, rispose probabilmente alle esigenze dettate dall’incremento demografico sostituendo nelle funzioni una precedente chiesa battesimale situata, secondo quanto è ipotizzabile dalle fonti d’archivio, nei pressi dell’attuale Cafaggio. Un’iscrizione sul paramento della facciata, oltre a indicare l’anno di costruzione fornisce il riferimento del maestro responsabile dell’impresa di costruzione: Matteo. Le caratteristiche architettoniche rimandano a modelli di ascendenza classica propri dell’architettura pisana della fine dell’XI e del XII secolo, come testimoniano i due piccoli portali della facciata e del fianco nord. Quest’ultimo portale è caratterizzato dall’architrave costituito da un unico blocco marmoreo bianco con scene di caccia al cinghiale simboleggianti la sconfitta del male da parte del Cristo, di produzione scultorea degli anni Settanta e Ottanta del XII secolo. In una parete esterna del transetto settentrionale è visibile un’iscrizione incisa sulla pietra, al di sotto della copertura, che riporta la celebre frase di natura palindroma “Sator arepo tenet opera rotas” comune a molti altri edifici medievali.
Il recente restauro e l'indagine archeologica
La Pieve di san Giovanni è stata restaurata e riaperta al pubblico il 24 giugno 2011. I lavori di restauro della Pieve, cominciati all’inizio del 2010, sono stati finanziati con fondi della comunità europea del Piano della Cultura della Regione Toscana del triennio 2008-2010 e con fondi propri dell’Amministrazione Comunale. In totale circa 1 milione e 200mila euro. Progetto e direzione dei lavori sono dell’arch. Donella Garfagnini e la ditta esecutrice, in seguito alla gara d’appalto, è la Napoleone Chini di Pisa. Il restauro, oltre alla valorizzazione dell’immagine del borgo, si è posto la finalità di recuperare un complesso monumentale che per la sua importanza si colloca nel panorama dell’architettura e dell’arte romanica europea. I lavori di restauro hanno riguardato la pulizia delle pareti esterne, il restauro del tetto e delle gronde, il consolidamento ed il recupero delle 495 tombe del cimitero monumentale su cui poggia la pieve, il rifacimento del pavimento interno in coccio pesto come quello originale rinvenuto negli scavi, l’illuminazione interna ed esterna, la messa in sicurezza del cimitero monumentale con una leggera ringhiera. Durante i lavori è stato possibile svolgere alcuni sondaggi archeologici curati dall’equipe della professoressa Giovanna Bianchi dell’Università di Siena, per meglio comprendere la storia del monumento. Tali scavi hanno portato alla luce interessanti evidenze che attestano la frequentazione dell’area precedente alla costruzione dell’edificio. Tra i ritrovamenti per il periodo antecedente il XII secolo si segnalano due inumazioni di bambini e una terza sepoltura di un adulto, tutte prive di corredo. Tale presenza giustifica l’ipotesi della presenza di un più antico edificio ecclesiastico. Si arricchisce così il patrimonio di conoscenze sulla Pieve che dal punto di vista storico artistico è stata studiata in modo approfondito dal prof. Riccardo Belcari.
Dal 2011 al 2019 la pieve ha ospitato la rassegna concertistica I Concerti della Pieve dedicata in particolare a giovani talenti delle musica classica e di qualità, rassegna sospesa nel 2020 a causa del Coronavirus.
Giorni e orari di apertura:
Fino all'11 aprile
Dall'11 aprile
Allestito nella Sala delle Volte della Chiesa di San Lorenzo e inaugurato (nel luglio 2004, dopo il recupero e l'adeguamento della sala per quest’uso, il museo d’Arte Sacra presenta un’interessante raccolta d’oggetti d’uso liturgico e devozionale che costituiscono il patrimonio storico artistico della chiesa di San Lorenzo.
La Sala delle Volte non è parte integrante dell’architettura della chiesa, ma apparteneva ad un’antica costruzione precedente, probabilmente una prestigiosa residenza che una volta abbattuta, è stata riutilizzata a modo di fondamenta di questa chiesa. Questo spazio, utilizzato, a giudicare dagli affreschi databili al XV secolo, come luogo di preghiera fa da cornice ad una raccolta d’oggetti che percorrono i momenti storici più rilevanti della storia della parrocchia campigliese. Fra i vari pezzi da segnalare un cinquecentesco Cristo di bronzo attribuito a Giambologna, un Parato in terzo, in pregiato tessuto di gros di Tour arricchito con fili d’oro e d’argento datato intorno alla fine del ‘600, una pace in bronzo della scuola di Andrea Guardi (fine ‘400 inizio ‘500).
Dove e quando:
Via della Libertà – 57021 Campiglia Marittima. Per informazioni e visite contattare il parroco: tel. 0565.838788.
Visita il Museo tramite il sito dei Musei della Diocesi di Massa Marittima
Conservato nel Palazzo Pretorio che è uno dei poli culturali di maggior prestigio del comune di Campiglia, l’archivio rappresenta la fonte primaria da cui attingere le informazioni per la ricerca storica non solo su Campiglia, ma su un territorio che dalla Toscana si allarga in Italia, tanto è ricco il materiale disponibile. Grazie all’inventario on line nel sistema Opac livornese, l’archivio può essere agevolmente consultato anche dai non specialisti e quindi porsi proprio come patrimonio effettivamente comune. L'archivio storico preunitario di Campiglia, in seguito al riordino effettuato, risulta composto da oltre 500 unità archivistiche e abbraccia un arco di tempo che va dal 1471 al 1865. Si hanno poi altri fondi, come quello della Compagnia della Madonna e quello dell’Ospedale di Maremma che saranno oggetto di un successivo riordino. Info: biblioteca@comune.campigliamarittima.li.it
Nel centro storico di Campiglia. "Una via, un nome, un ritratto parte dalla Porta Pozzolungo (piazza Andreoni),". L’opera consiste nel percorso artistico didattico inserito nel più ampio contesto del progetto “CampigliAccademia” e realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida del professore di pittura Saverio Vinciguerra. Il progetto comprende la realizzazione di ritratti (ne sono già stati fatti 10) con la tecnica del “buon fresco” su tondo di diametro di 45 cm racchiuso da una cornice in coccio pesto modanata. I dipinti ritraggono i personaggi ai quali sono intitolate le vie del centro storico di Campiglia e sono collocati sotto alle targhe toponomastiche o alle lapidi commemorative. Il percorso che ha ottenuto un contributo della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, è stato individuato e realizzato con la collaborazione di Gianfranco Benedettini, compren de personalità tra ‘800 e ‘900 che hanno partecipato al processo di unificazione nazionale e all’accrescimento culturale e sociale del Paese: Bruno Buozzi, Camillo Cavour, Isidoro Falchi, Francesco Ferrer, Renato Fucini, Pietro Gori, Carlo Guarnieri, Goffredo Mameli, Martiri di Via Fani, Giuseppe Mazzini.
PARCO ARCHEOMINERARIO DI SAN SILVESTRO www.parchivaldicornia.it tel. 0565 226445.
Situato alle spalle di Campiglia Marittima e del promontorio di Piombino, il parco si estende su un’area di circa 450 ettari. I percorsi di visita si snodano tra musei, gallerie minerarie, un borgo medioevale, Rocca San Silvestro, di fonditori e minatori fondato circa mille anni fa, e sentieri di interesse storico, archeologico, geologico e naturalistico. La visita del Parco inizia dal museo dell’Archeologia e dei Minerali, presso l’edificio della Biglietteria, e prosegue, con una guida esperta, nella Miniera del Temperino, alla scoperta dell’evoluzione delle tecniche di ricerca ed estrazione dei minerali e della bellezza e fascino del mondo sotterraneo. Uscendo dalla Miniera si sale verso l’area di Pozzo Earle, dove gli allestimenti dei Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori raccontano al visitatore gli ultimi decenni di storia mineraria. Si arriva così alla visita in treno della Galleria Lanzi-Temperino, ripercorrendo il tragitto dei minerali, dalle miniere della Valle del Temperino agli impianti di trattamento della Valle dei Lanzi. All’arrivo del treno in Valle Lanzi, i visitatori possono infatti notare impianti minerari che, nati per la flottazione del minerale, furono riconvertiti in impianti per la frantumazione del calcare. Sullo sfondo di Valle Lanzi spiccano i resti della medioevale Rocca San Silvestro, che rappresenta il cuore del Parco e della sua visita. Dal 2022 il parco si è arricchito di una ulteriore area visitabile, quella dei Fornelli di Monterombolo, due grandi aree di escavazione a forma di cono rovescio che rappresentano un esempio unico in Italia.
MAUSOLEO ROMANO DI CALDANA TRA STORIA E LEGGENDA
Il Mausoleo romano di Caldana conosciuto dai venturinesi anche come mausoleo di Caio Trebazio, prende il nome da un nobile romano che sembra esserne stato il destinatario del monumento funebre. Di questo che doveva essere un edificio splendido, rimane solo lo scheletro, infatti, in origine doveva essere completamente ricoperto di marmo. Da qui si presume che il costo di realizzazione fosse stato altissimo e che la persona che vi fu sepolta fosse stata molto importante nella società dell’epoca, il primo secolo dopo Cristo. L’appartenenza del Mausoleo alla Gens Trebatia, una delle più facoltose del periodo aureo, è suggerito dallo storico massetano Don Enrico Lombardi, il quale riferisce che presso Venturina fosse stato ritrovato un sigillo appartenente alla Gens, raffigurante un volto giovanile, ma secondo successivi studi del prof. Piero Cavicchi, questa non sarebbe che un’ipotesi non confermata. E’ certo, però, che il proprietario doveva essere un latifondista che poteva permettersi la realizzazione di una così preziosa opera.
Nel 2013 il Comune di Campiglia Marittima, grazie anche a un contributo della Fondazione Livorno, sistemò l’area archeologica coinvolgendo le scuole locali in un lavoro di conoscenza storica e progettazione di spazi pubblici. Negli anni più recenti, 2020-2021, l’area è stata oggetto di scavo archeologico per ulteriori indagini a cura del trust di scopo Sostratos diretto dal prof. Lorenzo Benini. A breve il Comune di Campiglia Marittima, che ha stanziato nel luglio 2023 una somma destinata alla realizzazione di giardini archeologici a Venturina Terme, vedrà l’avvio di una nuova e definitiva sistemazione. Il lavoro di Sostratos, seguito dall’archeologo Alessandro Viesti, oltre all’area del Mausoleo di Caldana ha interessato la vicina località Pulledraia lungo la via Aurelia: lo scavo archeologico è stato realizzato in collaborazione con la SABAP Pisa/Livorno ed il Comune di Campiglia Marittima.
PARCO DEI LAGHETTI E LAGO DEL MOLINO DI VENTURINA TERME
E’ un parco urbano lacustre dove il torrente d'acqua calda "Fossa Calda" scorre tra i giardini formando due laghetti che sono utilizzati anche per l'irrigazione dei campi, suggestivo al tramonto, è luogo prescelto da uccelli migratori e da alcune specie stanziali quali cigni e anatre. Recentemente il parco è stato inserito nelle Aree del Silenzio d’Europa e comprende un percorso attrezzato per l’ascolto dei suoi dell’acqua e della natura.
CALIDARIO TERME ETRUSCHE
Le acque termali della valle del Cornia e le loro benefiche proprietà erano note alle popolazioni etrusche e romane che qui si insediarono svolgendo varie attività, come testimoniano i noti siti archeologici disseminati sul territorio. A poche centinaia di metri di distanza dal Calidario si trova ad esempio mausoleo di romano. Il moderno centro termale del Calidario sorge attorno alle sorgenti del laghetto caldo un tempo chiamato Bottaccio e il suo stile si ispira all’antica cultura del benessere cara agli etruschi e ai romani. Il centro è aperto da marzo alle feste natalizie compresa l’epifania. www.calidario.it
TERME DI VENTURINA
L'efficacia delle cure termali è pienamente riconosciuta dal Ministero della Sanità, che dal 1994, ha definito le patologie curabili negli stabilimenti termali. Le proprietà terapeutiche delle acque di Caldana, a Venturina Terme, sono particolarmente indicate per le seguenti tipologie: Malattie dell'apparato respiratorio, Malattie otorinolaringoiatriche, Malattie reumatiche delle ossa e delle articolazioni, Malattie del canale digerente, Malattie del fegato e delle vie biliari, Malattie della pelle, Vasculopatie periferiche. Le Terme sono aperte da maggio a ottobre. www.termediventurina.it