All'indomani dell'adozione del Regolamento urbanistico d'area sono apparsi sulla stampa locale e regionmale varie critiche d'ordine politico e tecnico.Qui di seguito riportiamo la posizione dell'amministrazione comunale.
Il Regolamento è coerente con il Piano strutturale e non vi sarà un proliferare di costruzioni - Alessandro Grassi. Coordinatore ufficio Urbanistica Val di Cornia.
Intervento di In questi giorni si sono dette molte cose sul nuovo Regolamento Urbanistico di Campiglia M.ma e Suvereto, in particolare della presunta previsione di 300 alloggi di edilizia sociale a Campiglia. La previsione di una quota così rilevante di edilizia sociale, tutta a carico dei privati, sarebbe stata una cosa di cui andare fieri, sia per la classe politica dirigente sia per la tecnocrazia. Siccome la cosa è totalmente infondata, mi spiace deludere le attese delle tante famiglie che vivono loro malgrado, anche in una realtà come Campiglia, la difficoltà di accesso alla locazione, e deludere anche quelli che credevano di aver trovato argomenti per demolire un lavoro, a mio parere, di alto profilo qualitativo.
Mi dispiace soprattutto per coloro i quali, pur distanti dalla vita delle comunità locali, si sono affrettati a sentenziare giudizi, a marcare differenze inesistenti, ad esprimere rammarichi, senza approfondire più di tanto la proposta di piano o, più semplicemente, fidandosi di letture e giudizi altrui.
Innanzi tutto mi preme tranquillizzare Vezio De Lucia che in più di una occasione, dopo la conclusione del lavoro sul Piano Strutturale, si è espresso con giudizi poco lusinghieri sul futuro della Val di Cornia. Dico a De Lucia che i Regolamenti Urbanistici di Campiglia e Suvereto (e tra poco quello di Piombino) sono perfettamente coerenti al “suo” piano Strutturale, sia sotto il profilo normativo che sui i principi fondativi e strategici. Invito chiunque a dimostrare il contrario, e se ciò si dovesse dimostrare vero, sarà nostro impegno correggere la proposta di regolamento in sede di osservazioni.
Una prima precisazione riguarda il tema dell’edilizia sociale. Per chi ancora non sapesse di cosa stiamo parlando, l’edilizia sociale è stata introdotta con un Decreto dell’aprile 2008 e riguarda la possibilità di realizzare alloggi da destinare permanentemente alla locazione, con canone così detto sociale (mediamente intorno ai 300 euro mensili). Il legislatore ha ulteriormente introdotto, suppongo per facilitare la sostenibilità finanziaria da parte di capitali privati, la possibilità della locazione temporanea, che di solito varia tra 10 e 30 anni.
Si tratta, in buona sostanza, di un nuovo strumento a disposizione dei comuni per coniugare governo del territorio e politica della casa, per quel poco che ancora di politica della casa rimane nella possibilità dei comuni. Anche se i contorni possono generare confusione interpretativa, è bene sottolineare che non si tratta di una nuova versione dell’edilizia sovvenzionata, cioè quella meglio conosciuta come delle “case popolari”. Si tratta in realtà di una nuova occasione per dotare il paese di uno stock di alloggi, anche e soprattutto privati, da immettere nel mercato degli affitti a prezzi accessibili.
L’equivoco dei 300 gli alloggi sociali a Campiglia nasce da una forzata interpretazione della norma contenuta nel nuovo piano. A parte il fatto che la sola “autoregolazione” normativa inibisce qualunque teoria del raddoppio, come può sfuggire il fatto che non ci può essere raddoppio del numero di alloggi mantenendo la medesima tipologia edilizia, il medesimo numero di piani abitati, le stesse dotazioni di verde, di parcheggio, di strade, e così via. Avrei trovato più attinente la critica inversa, cioè quella di troppa teoria e poca concretezza. Ma anche limitandosi alla sola lettura della normativa messa sotto accusa i dubbi avrebbero dovuto consigliare atteggiamenti più prudenti da parte dei censori. La norma recita: “la realizzazione di n° 1 alloggio a canone sociale per ogni alloggio di edilizia libera realizzato come premio in aggiunta al limite stabilito nella presente scheda”. Può anche darsi che la norma sia scritta in modo poco chiaro, ma il meccanismo normativo e soprattutto le intenzioni sono ben altro. Si tratta cioè di aggiungere alla dotazione di alloggi indicati nella scheda normativa un numero sempre pari di alloggi, per metà liberi e per metà a canone sociale (quelli permanentemente destinati alla locazione a basso canone). Siccome l’autoregolazione di cui si diceva prima porterà ad avere di volta in volta non più di 2, 4, 6 alloggi aggiuntivi, per mancanza oggettiva di spazio fisico a disposizione, ci pareva superfluo porre un limite numerico ulteriore. Ma questa chiarezza espositiva sarà certamente recuperata con l’istituto delle osservazioni.
Sul dimensionamento del nuovo Regolamento Urbanistico invito tutti alla prudenza e alla rilettura del piano. Si può discutere sui contenuti della proposta un po’ meno sui numeri del piano, articolati secondo le prerogative enunciate a partire dal Piano Strutturale di Vezio De Lucia. Il primo Regolamento Urbanistico di Campiglia M.ma prevede la costruzione di 163 alloggi derivanti dal residuo di piano e realizzati all’interno del sistema insediativo, quindi senza consumo di suolo non urbanizzato, e 81 alloggi realizzati in aggiunta al sistema insediativo, per un totale di 244 alloggi che consumano il dimensionamento del piano strutturale. Sono solo questi i numeri che devono essere considerati per affermare o meno il rispetto della coerenza con il Piano Strutturale. Aspetto di vedere altrettanto equilibrio nei futuri piani comunali in Toscana, unitamente ad un’attenta considerazione politica sui tempi e sui costi della pianificazione.
Intervento dei sidnaci: un Regolamento coerente e ben dimensionato.
In merito agli articoli apparsi sulla stampa nei giorni scorsi e alle dichiarazioni a vario titolo rilasciate è indispensabile che si chiariscano le nostre posizioni.
In primo luogo riteniamo una gravissima scorrettezza istituzionale che la neo-assessore all'urbanistica della Regione Toscana si preoccupi in primo luogo di rilasciare dichiarazioni alla stampa in merito ad una questione a lei totalmente sconosciuta senza aver ravvisato la benché minima opportunità di confrontarsi con i Sindaci della Val di Cornia.
Avrebbe avuto in questo modo l'opportunità di comprendere quanto non sia venuta meno, al di là delle affermazioni strumentali di chi saltella da un comitato all’altro con una sfacciataggine pari solo alla smemoratezza e alla pochezza degli argomenti, la spinta di chi amministra il territorio verso buone, coordinate e soprattutto utili pratiche di pianificazione territoriale. Questa è la storia della Val di Cornia, e questo abbiamo voluto e vogliamo sia il suo presente.
In secondo luogo è bene precisare l’assenza di qualunque incoerenza del regolamento urbanistico rispetto al piano strutturale, che è stato invece completamente attuato sia nei principi che nel dimensionamento. In merito alla premialità sull'edilizia sociale chi conosce almeno i fondamenti delle regole urbanistiche e dell'interpretazione delle norme sa anche che non è possibile estrapolare una norma e farla vivere di vita propria senza alcuna correlazione con le moltissime altre che regolano lo stesso tema. Nel caso specifico la norma in questione prevede la possibilità di realizzare un quantitativo aggiuntivo di alloggi destinati al libero mercato a condizione che si realizzino alloggi a locazione concordata (e questa è una norma) ma all'interno di tutta una serie di altri parametri che nei fatti ne limitano concretamente la realizzazione solo ad alcune unità.
Ultime considerazione di merito. Il principio secondo il quale il dimensionamento posizionato nelle aree critiche (cioè non urbanisticamente soddisfacenti) non concorre al dimensionamento totale fu introdotto nel piano strutturale, proprio su proposta di Vezio De Lucia, con lo scopo di dotare quegli ambiti di leve anche economiche adeguate ad attivare processi di riqualificazione. E’ dunque di tutta evidenza - e stupisce che l’architetto si scagli contro sue medesime scelte – che limitare esclusivamente al numero degli alloggi il contenuto di un regolamento urbanistico denota un approccio al tema meramente ideologico e, cosa più grave, denuncia un appannamento deontologico che fa il paio con l’opportunismo politico di cui sopra: entrambi aspetti aggiuntivi e preoccupanti del degrado etico che ci avvolge. Lo sforzo per ricercare modalità di realizzare alloggi per ridurre il disagio abitativo e la difficoltà di accedere ad abitazioni in locazione crediamo vada salutata con favore. L’urbanistica è pratica seria che mal si presta ai balletti. Si possono discutere scelte di merito, ma non mistificare la realtà, che è quella di uno sforzo disciplinare di alto contenuto tecnico e politico, fornendo all’opinione pubblica calcoli errati incartati in una discutibile e non motivata supponenza moralistica.
I sindaci di
Campiglia M.ma, Rossana Soffritti
Piombino, Gianni Anselmi
Suvereto, Giampaolo Pioli