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 11-Maggio-10

Con Dalla Chiesa chiuso il primo ciclo "A passo d'uomo"

Con Dalla Chiesa chiuso il primo ciclo "A passo d\'uomo"

Si è concluso con la lezione di Nando Dalla Chiesa e una numerosa presenza di studenti il ciclo “A passo d’uomo – Incontri sulla contemporaneità”, organizzato dal Comune di Campiglia M.ma. Nell’introduzione la professoressa Lorenza Boninu, docente del Liceo Carducci di Piombino, ha messo in risalto il valore formativo di queste lezioni in un quadro dove la memoria degli anni ’70 tende a diventare liquida anche per gli adulti e per i ragazzi che negli anni ’70 non erano ancora nati avere la possibilità di pensare a questa storia recente è fondamentale perché sono anni importanti.
Docente all’Università statale di Milano, il prof. Dalla Chiesa ha tenuto la lezione dal titolo “Mafia e antimafia tra cultura e costume”. La scelta del titolo come ha spiegato il professore deriva dal fatto che spesso si considerano i fenomeni criminali come esplosioni eclatanti di violenza, ed in effetti la violenza e il sangue caratterizzano la criminalità, ma l’esercizio della violenza è legato anche solo alla minaccia: cambia poco nel meccanismo se un cantiere si fa saltare o se i titolari sanno perfettamente che la criminalità ha il potere di farlo. Ad oggi la cultura della mafia è più forte di quella dell’antimafia e spesso, come nel pur bellissimo capolavoro cinematografico “Il padrino” (1972) il capo mafioso emerge come un eroe positivo. E’ solo con la serie televisiva “La piovra” che si riconoscono ruoli distinti tra “buono” e “cattivo” riscontrabili poi nel bellissimo film “I cento passi” dedicato a Peppino Impastato, un giovane siciliano che ebbe il coraggio di staccarsi dalla logica “familistica” che lo avrebbe voluto rispettoso del padre mafioso. Peppino denuncia il Padre e gli “uomini d’onore” del suo paese, Cinisi, organizza manifestazioni e utilizza il mezzo della radio libera (elemento tipico degli anni ’70) che mette al riparo chi ascolta dagli sguardi e dalle minacce. Del Padrino e dei Centopassi Dalla Chiesa ha mostrato due ampi stralci affinché il pubblico potesse mettere a confronto i diversi linguaggi utilizzati.
Il giornalista dell’Unità Marco Bucciantini ha messo in risalto l’iniziativa del comune di Campiglia in netta controtendenza con il capo del governo secondo il quale parlare di mafia equivale a screditare il paese: sennonché la mafia fattura 135 miliardi di euro l’anno, una cifra enorme sottratta alla legalità e alla possibilità di sviluppo perché la presenza della mafia impoverisce il tessuto economico e produttivo, raccontare la mafia quindi è resistere. E per resistere alle incursioni mafiose è anche assolutamente necessario mantenere la cultura della “separatezza”, come la definisce il prof. Dalla Chiesa: in politica, nella vita privata, nell’impresa, non si deve non solo cedere a compromessi ma seguire un binario diverso da quello della criminalità. Facendo riferimento alla sua esperienza personale Dalla Chiesa ha raccontato che da ragazzo gli era vietato partecipare a certe feste o andare in discoteca per evitare che si potesse dire, anche dopo anni, che il figlio del generale Dalla Chiesa frequentava locali e amici delle famiglie su cui il padre indagava. Altro esempio della necessità di mantenersi separati dai contatti malavitosi, l’imbarazzo di Dalla Chiesa nel sedere in parlamento, nello stesso schieramento, a fianco della persona che ha fatto l’elogio funebre di un capo mafioso. Tra i molti altri argomenti affrontati quello del rapporto tra mafia e religione: gesto molto corretto e coraggioso quello del parroco di Sant’Onofrio (Vibo Valentia) che ha impedito ai galantuomini di portare la Madonna in processione spezzando la convinzione delle famiglie della ‘ndrangheta di guadagnare rispettabilità per una sorta di “investitura divina”. “Finché ci sarà mescolanza – afferma Dalla Chiesa –vincerà sempre la mafia,per questo la separatezza va messa al primo posto”.